L’8 maggio 2026 si è celebrato il centenario della nascita di Erico Menczer [Fiume, 8 maggio 1926 – Roma, 10 marzo 2012], Autore della fotografia di opere che hanno attraversato il neorealismo, la commedia all’italiana, il cinema politico e il thriller degli anni Settanta. Nato a Fiume in una famiglia borghese di origine ebraica, Menczer visse in prima persona le persecuzioni razziali e le drammatiche conseguenze della guerra: la famiglia subì infatti la confisca dei beni. Nel dopoguerra si trasferì a Padova, dove iniziò gli studi universitari iscrivendosi prima a Medicina e successivamente alla Facoltà di Ingegneria, senza però completare il percorso accademico.
La svolta decisiva della sua vita arrivò poco dopo, quando raggiunse la famiglia in Liguria. A Genova ebbe infatti inizio la sua avventura nel mondo del cinema. Dopo una prima esperienza come operatore d’attualità per la Settimana Incom, entrò nel cinema lavorando come assistente operatore sul set di “Achtung! Banditi!” [1951], diretto da Carlo Lizzani. A firmare la fotografia del film era il giovane e già straordinario Gianni Di Venanzo, AIC all’esordio nel lungometraggio come responsabile delle immagini.
Fu proprio Di Venanzo, colpito dalla professionalità di Menczer durante le riprese genovesi, a proporgli di seguirlo a Roma per completare il film negli studi cinematografici. Da quell’incontro nacque un sodalizio professionale e umano destinato a segnare profondamente la formazione di Menczer. I due instaurarono una collaborazione intensissima, consolidata anche da una profonda amicizia personale: Di Venanzo sarà infatti il testimone di nozze di Menczer.
Accanto a Di Venanzo, Menczer lavorò come operatore a numerosi capolavori del cinema italiano, affinando uno stile visivo rigoroso ed elegante. Tra i film ai quali collaborò in quel periodo figurano “Amori in città”, “Cronache di poveri amanti”, “Le amiche”, “Il grido”, “La sfida” e “I soliti ignoti”, esperienze fondamentali che gli permisero di confrontarsi con alcuni dei più grandi autori italiani del tempo.
Nel 1955 firmò la fotografia del mediometraggio “Giovanna”, diretto da Gillo Pontecorvo, mentre il debutto ufficiale come autore della cinematografia di un lungometraggio arrivò nel 1960 con “Le pillole di Ercole” di Luciano Salce. La decisione di passare definitivamente alla direzione della fotografia non fu accolta con entusiasmo da Di Venanzo, che vedeva in lui il proprio operatore di fiducia dopo quasi un decennio di collaborazione. Sarà tuttavia lo stesso Menczer a indicare all’amico il nome del proprio sostituto: Pasqualino De Santis, destinato anch’egli a diventare uno dei grandi maestri della fotografia cinematografica italiana.
Con Luciano Salce Menczer instaurò il rapporto professionale più duraturo e prolifico della sua carriera. Insieme realizzarono alcuni dei titoli più significativi della commedia italiana degli anni Sessanta e Settanta, tra cui “Le pillole di Ercole”, “Il federale”, “La voglia matta”, “Le ore dell’amore”, “Come imparai ad amare le donne”, “Il sindacalista”, “Fantozzi” e “Il secondo tragico Fantozzi”. Attraverso queste opere Menczer contribuì a definire un immaginario visivo capace di coniugare ironia, realismo e attenzione ai personaggi, diventando uno degli interpreti più sensibili della commedia all’italiana.
Nel corso della sua lunga carriera collaborò inoltre con alcuni dei maggiori registi italiani, dimostrando grande versatilità stilistica. Con Carlo Lizzani lavorò in “L’oro di Roma” e “La vita agra”; con Giuliano Montaldo firmò “Gli intoccabili”; con Dario Argento realizzò “Il gatto a nove code”; con Marco Bellocchio collaborò a “Sbatti il mostro in prima pagina”; mentre con Dino Risi lavorò in “Vedo nudo”.
Oltre al cinema, coltivò con grande interesse e passione la pittura.
Curiosità: “Una vita messa a fuoco” è il titolo della sua autobiografia.