AIC annuncia l’ingresso del nuovo Socio Michal Sobocinski!

AIC è lieta di annunciare l’ingresso di Michal Sobocinski, già membro PSC – Polish Society of Cinematographers come nuovo Socio dell’Associazione Italiana Autori della Fotografia Cinematografica.

L’ufficialità della sua ammissione è stata comunicata direttamente dal Presidente Daniele Massaccesi, e la notizia è stata accolta da Michal con grande entusiasmo, profonda gratitudine e sincero orgoglio.

Nato a Łódź, Michal Sobociński, PSC, AIC si è laureato presso il Dipartimento di Cinematografia della Scuola di Cinema di Łódź. Il suo cortometraggio The Father ha ottenuto il Bronze Tadpole nella competizione per cortometraggi studenteschi e una menzione speciale Panavision D. Samuelson per il miglior film scolastico al festival internazionale Plus Camerimage.

Come è noto, Michal appartiene ad una delle più prestigiose dinastie della Fotografia cinematografica europea. Michal infatti è figlio di Piotr Sobociński che ha lavorato con Krzysztof Kieślowski nel “Decalogo” e “Tre colori – Film rosso” (Nomination all’Oscar), mentre negli USA ha collaborato anche con Ron Howard pe “Ransom”. Suo nonno invece è Witold Sobociński (“Frantic”, “Pirati” di Roman Polanski). Anche suo fratello Piotr Sobocinski Jr. è un cinematographer di talento. 

Nel 2017 è stato incluso nel “Variety’s 2017 Artisans Impact Report” e nominato tra le 10 stelle nascenti della cinematografia dalla rivista American Cinematographer

Da allora ha firmato la fotografia di numerosi progetti, tra cui lungometraggi, serie televisive e documentari in Polonia e all’estero, tra cui: Chopin, a Sonata in Paris, The Disciple, Filip, The Art of Loving. Story of Michalina Wisłocka, Convoy, Love Is in the Air, Warsaw by Night, Kamchatka; le serie TV The Serpent Queen, The New Look, Żmijowisko, Belfer, Ziuk. Young Piłsudski, Belle Epoque; e i documentari Świętokrzyski Shtetls, Images from Death Factory e I Lived 17 Times, solo per citare una parte della sua vasta filmografia.

Ha firmato The Disciple, diretto da Chaitanya Tamhane e prodotto esecutivamente da Alfonso Cuarón. Il film è stato selezionato in numerosi festival internazionali e ha ricevuto molte candidature e premi, tra cui il prestigioso Premio FIPRESCI della Federazione Internazionale della Critica Cinematografica e il Premio per la Migliore Sceneggiatura alla Mostra del Cinema di Venezia del 2020. Per questo lavoro, Sobociński ha ricevuto il Filmfare Award Marathi per la Migliore Fotografia, “l’Oscar indiano”.

Per la fotografia del film Filip (regia di Michał Kwieciński), Sobociński ha ricevuto nel 2024 il Golden Eagle Award (l’“Oscar polacco”) e nel 2022 il Golden Lions Award per la Migliore Fotografia al Festival del Cinema Polacco di Gdynia. Basato sul romanzo di Leopold Tyrmand, Filip ha ottenuto anche il Silver Lions ed è considerato uno dei film più audaci sulla guerra realizzati in Polonia negli ultimi decenni.

La fotografia di Filip è stata candidata alla competizione principale di EnergaCamerimage 2023. Nel 2023 Sobociński ha concluso il lavoro sulla serie hollywoodiana The New Look per Apple Originals, che racconta la vita di Christian Dior e la collaborazione di Coco Chanel con il regime nazista durante la Seconda Guerra Mondiale. Ha inoltre curato la fotografia della seconda stagione di The Serpent Queen. Tra il 2025 e il 2026 ha lavorato alla serie Netflix The Hunting Wives, co-prodotta da Lionsgate e girata tra la Carolina del Nord e Los Angeles. La serie è prodotta da Erwin Stoff e diretta da Jennifer Getzinger e Melanie Mayron.

Più recentemente, Sobociński ha firmato il film biografico Chopin, a Sonata in Paris, diretto da Michał Kwieciński. Per questo lavoro ha ricevuto il Bronze Frog alla competizione principale del Camerimage 2025, ottenendo inoltre una candidatura al Festival del Cinema Polacco di Gdynia e ai Golden Eagle Awards dell’Accademia del Cinema Polacco.

Girato tra Polonia, Francia e Maiorca, il film ha richiesto due anni di preparazione e quattro mesi di riprese, coinvolgendo oltre 260 attori, 5.000 comparse, 300 veicoli d’epoca e una troupe di circa 600 persone, rendendolo una delle produzioni più imponenti nella storia del cinema polacco. Sul set, Sobociński ha adottato uno stile visivo intimo, privilegiando lunghe inquadrature e ottiche grandangolari per avvicinarsi all’esperienza del protagonista, ispirandosi a Caravaggio e Rembrandt.