Dal 10 al 21 gennaio, con repliche fino al 31, la Casa del Cinema ospita la rassegna “C’era una volta il 1976”, selezione di quattordici memorabili opere riproposte cinquant’anni dopo la loro uscita in sala.
Sabato 17 e domenica 18 gennaio, alle ore 18, il pubblico potrà assistere alla proiezione dei due atti di Novecento.
L’indimenticabile kolossal di Bernardo Bertolucci, interpretato da Robert De Niro e Gérard Depardieu, rappresenta uno dei tentativi più ambiziosi del regista di raccontare la Storia attraverso il prisma della lotta di classe. Un affresco epico che attraversa decenni cruciali del Novecento italiano, dalla nascita del socialismo rurale fino all’avvento del fascismo, intrecciando vicende private e destino collettivo, esaltati dalle splendide immagini firmate da Vittorio Storaro, AIC, ASC la cui fotografia conferisce al film una potenza visiva e simbolica senza tempo.
Così Vittorio Storaro rievoca il film in un suo articolo, datato 2007, pubblicato nell’”Annuario” della nostra Associazione:
“Novecento fu per noi una susseguenza di ragionamenti che prevedevano come le Luci e i Colori, le Tonalità dei Costumi, le Scene, questa volta di Ezio Frigerio, percorrevano un’unica visione figurativa. Sin dall’inizio della preparazione del Film, avevamo immaginato con Bertolucci di dividere simbolicamente la storia nelle quattro stagioni della natura, cercando così la possibilità di identificarle con i quattro periodi della vita dell’uomo, in questo caso di due protagonisti di un secolo di storia attraverso l’Estate e l’Infanzia, l’Autunno e la Crescita, l’Inverno e la Maturità, la Primavera ed il desiderio di Rinascita. Oltre alla natura e le sue stagioni, fu la pittura che ci guidò molto nelle scelte cromatiche delle varie sequenze che concorrevano a costruire l’ossatura del corpo del Film. Quanto Antonio Ligabue e René Magritte erano stati gli ispiratori figurativi della Strategia del ragno, quanto Francis Bacon lo era stato di Last tango in Paris, così Gino Covili – Eduard Vuillard – Felix Valloton – Pellizza da Volpedo, ci portarono quelle ispirazioni pittoriche di quei quattro tempi in cui amavamo scandire figurativamente l’epopea del Film Novecento. Purtroppo, non molto dopo la fine del Film, la scomparsa prematura di Gitte Magrini lasciò in noi un vuoto umano, affettivo e professionale che fu molto difficile da colmare.”