“Michael”: conversazione con Roberto De Angelis, AIC

C’è anche il contributo del nostro Socio Roberto De Angelis, AIC, nell’attesissimo biopic dedicato a Michael Jackson, intitolato Michael e diretto da Antoine Fuqua, nel quale ha collaborato come camera e steadicam operator, contribuendo in modo significativo alla resa visiva e dinamica del film. La sua collaborazione con Fuqua e con il cinematographer australiano Dion Beebe, ACS, ASC vincitore dell’Oscar alla migliore fotografia nel 2006 per il film Memorie di una geisha, si inserisce in un contesto produttivo di altissimo livello internazionale.

Il biopic dedicato a Michael Jackson e interpretato dal nipote Jaafar Jackson, con 217 milioni di dollari incassati al debutto globale (97 solo negli Stati Uniti), ha fatto registrare il miglior esordio di sempre per un biopic musicale.

 

 

Per iniziare, potresti descrivere il rapporto che hai, o che hai avuto in passato, con colui che è considerato uno degli artisti più influenti nella storia della musica?

Devo dire che non ero un fan accanito di Michael Jackson: mi piacevano alcune sue canzoni, ma il pop non è mai stato il mio genere musicale preferito. Eppure, lavorando a questo film, mi sono reso conto di quanto la sua musica faccia parte della colonna sonora della nostra vita, della nostra generazione e non solo. I miei figli fin da piccoli imitavano i suoi passi di danza, anche se lui non c’era più. Era un artista a 360 gradi, ossessivamente attento a ogni dettaglio. Coreografava i balletti, lavorava sugli arrangiamenti musicali: aveva una visione artistica completa, decisamente fuori dal comune.

Come sei stato coinvolto in questo progetto?

Stavo lavorando a Los Angeles sul set di Perfect Couple quando Dion Beebe, il direttore della fotografia di Michael — con cui avevo già collaborato più di una volta in passato, ad esempio in 13 Hours di Michael Bay — mi ha contattato chiedendomi se potevo aiutarlo con la parte iniziale del film, le scene dei concerti. Fin dall’inizio c’è stata una grande intesa con Antoine Fuqua il regista del film e mi ha chiesto se potevo rimanere fino alla fine con mio grande piacere.

Cosa puoi dirmi della tua collaborazione con il regista Fuqua?

Avevamo già lavorato insieme molti anni fa, in occasione di una pubblicità, ma poi non abbiamo più avuto occasioni fino a questo progetto. È stata una bellissima esperienza. Abbiamo usato molto la Steadicam, soprattutto nelle scene dei concerti, per dare maggiore dinamismo e continuità ai movimenti: l’obiettivo era dare valore alla performance di Jafar. Giravamo ogni canzone dall’inizio alla fine, senza tagli,  per far capire quanto questo ragazzo fosse dotato e simile allo zio. Dopo aver aver visto il film al cinema mi sono reso conto che purtroppo il montaggio serrato ha vanificato l’intento originale che avevamo con Antoine. Come nella scena del primo celebre moonwalk, il passo di danza più iconico associato a Michael Jackson, in cui avevamo girato un piano sequenza con la macchina a mano per ottenere un effetto più diretto, fisico e immersivo.

Tornando a Beebe, cosa vuoi aggiungere sull’aspetto fotografico?

Dal punto di vista tecnico, la fotografia è stata concepita per accompagnare l’evoluzione del protagonista attraverso le diverse fasi della sua vita. Il film attraversa vari decenni — inizialmente avrebbe dovuto coprirne circa quaranta, anche se nella versione finale ne vedremo meno. L’impianto visivo cambia quindi in base alle epoche: dall’infanzia all’adolescenza, fino al momento in cui lascia la famiglia e i Jackson 5. Abbiamo utilizzato ottiche differenti per restituire le atmosfere specifiche di ogni periodo storico, adattando lo stile fotografico al contesto temporale. Per quanto riguarda il rapporto con Dion Beebe, siamo amici da molti anni e tra noi c’è una grande intesa. È una collaborazione molto solida: lui mi lascia ampio spazio, soprattutto nella gestione del set e nella scelta dei movimenti di macchina, mentre lui si concentra in particolare sulla luce. È un equilibrio molto efficace.

Puoi aggiornarci sugli aspetti tecnici, in particolare su macchina e ottiche che avete usato?

Per le sequenze dei concerti abbiamo girato con Sony VENICE 2 e usato ottiche: Cooke S7, (16mm to 135mm), Canon K-35s (24mm & 35mm), Sigma FF HS (20/24/28/35mm), 28-100mm Fuji Premista, 80-250mm Fuji Premista, 36-435mm Angenieux Ultra Optimo, 25-1000mm Fujinon DUVO.

Per le riprese della storia principale abbiamo usato la Sony VENICE 2 Rialto 2, e abbiamo fatto ricorso ad ottiche diverse: 14.5mm Masterbuilt Ultra Wide, Masterbuilt Soft Flare set (18mm to 135mm), 32/55/100mm Masterbuilt Portraits, 180mm Cooke S7, 300mm Cooke S7, 45-135mm Angenieux Ez-3, SkaterScope with 21/24/27/32mm Optimo primes.

Dove avete girato?

Il film è stato realizzato interamente a Los Angeles. Abbiamo anche avuto la possibilità di girare nella casa in cui Michael è cresciuto, un luogo molto significativo, dove suo nipote Jafar era già stato da piccolo e ha potuto rivivere la storia della sua famiglia. Abbiamo usato location autentiche, inclusi gli studi di registrazione originali in cui aveva inciso album storici come Off the Wall. Lavorare in questi spazi così iconici e profondamente legati alla sua carriera è stato particolarmente emozionante: abbiamo avuto la fortuna di conoscere tecnici del suono, ballerini, musicisti, coreografi che hanno collaborato con lui. Un altro posto incredibile dove abbiamo avuto la fortuna di andare è Neverland. Per questioni legali questa parte non è presente nel montaggio finale ma abbiamo girato molte altre scene che potrebbero essere eventualmente utilizzate in un secondo capitolo. Neverland è rimasta praticamente intatta rispetto a quando Michael ci abitava grazie al nuovo proprietario, un amico di Michael, che l’ha conservata con cura: ci sono ancora il cinema, il luna park con i giochi ancora funzionanti, il trenino e persino parte dello staff storico, maggiordomo, giardinieri, camerieri, guardie del corpo che lavoravano con lui. Non essendo aperta al pubblico per me visitarla e lavorarci è stata un’esperienza davvero intensa e toccante.

Quanto sono durate le riprese?

Da gennaio a luglio 2024. Successivamente la produzione si è interrotta e, l’anno seguente, sono state aggiunte circa quattro settimane di riprese supplementari, dovute ad alcuni problemi legali che hanno richiesto modifiche e l’integrazione di nuove scene.

Cosa puoi aggiungere sull’interpretazione di Jafar Jackson, nipote di Michael, che interpreta, ricordiamolo proprio il celebre zio?

L’interpretazione di Jafar è stata incredibile. Quando lo abbiamo visto ballare e cantare siamo rimasti tutti molto colpiti. Jafar ha lavorato duramente oltre due anni per prepararsi al film. All’inizio c’erano alcuni dubbi sulla capacità di recitazione, dato che non aveva esperienza, ma si è dimostrato sorprendentemente bravo. In diverse scene, la sua presenza era così naturale che sembrava davvero di tornare indietro nel tempo. La scena che abbiamo girato il primo giorno era quella della canzone Bad. Mi ricordo che avvicinandomi a lui con la macchina da presa, mentre l’aria che saliva dalla grata gli sollevava vestiti e capelli, per la prima volta da quando faccio questo mestiere mi sono venuti i brividi. Era Michael!

La famiglia Jackson è stata coinvolta nel film?

La famiglia e l’avvocato di Michael, John Branca, sono stati direttamente coinvolti nello sviluppo del progetto: senza di loro il film non sarebbe esistito. Prince, uno dei figli di Michael, faceva parte della troupe: si occupava delle riprese del making of. Naturalmente non tutti i membri della famiglia hanno partecipato: ad esempio Janet non ha voluto essere coinvolta.

Cosa puoi dirci degli altri interpreti?

Juliano Krue Valdi che interpreta Michael da bambino è una forza della natura. Girare con lui è stata un’esperienza veramente divertente. Era instancabile: non stava mai fermo, parlava e cantava in continuazione. L’interpretazione di Colman Domingo, nel ruolo di Joe Jackson è stata eccezionale. È riuscito a far capire quanto fosse ingombrante la figura del padre per Michael. Purtroppo la maggior parte delle scene con Miles Teller, l’avvocato John Branca, sono state tagliate per problemi legali. Sicuramente verranno integrate nella seconda parte del film. Miles è una persona molto attenta ai dettagli: ha avuto modo di incontrare e osservare il vero John Branca che era spesso sul set.

Il produttore è Graham King, Premio Oscar per il miglior film con  The Departed – Il bene e il male, diretto da Martin Scorsese, e produttore di un altro film biografico, quello sui Queen, Bohemian Rhapsody (2018). L’hai conosciuto?

Sì, Graham era tutti i giorni sul set. Il film è un suo progetto, fortemente voluto da lui. È molto legato alla famiglia Jackson e a John Branca.

Dove avete realizzato le riprese dei concerti?

Abbiamo cercato, ogni volta che era possibile, di lavorare nei luoghi autentici legati alla storia di Michael Jackson, mentre le performance live sono state ricostruite in studio per garantire il massimo controllo tecnico e visivo. Le scene dei concerti sono state girate presso i Sony Studios di Los Angeles. Per queste sequenze abbiamo utilizzato fino a cinque macchine da presa contemporaneamente — ciascuna con il proprio operatore e assistente operatore— così da poter catturare le performance da più angolazioni e mantenere un forte dinamismo visivo. Girare questi brani, tra concerti e videoclip, è stato davvero emozionante. Ogni giorno c’era un’affluenza enorme di persone sul set: abbiamo dovuto persino creare un’area VIP dedicata, perché il flusso di visitatori era continuo. È stata un’esperienza incredibile sotto ogni punto di vista.

È d’obbligo una domanda sulla sequenza di Thriller

Thriller è stato uno dei momenti più emozionanti del film. Siamo arrivati a Downtown al tramonto, proprio nello stesso luogo in cui fu girato il videoclip originale. Quasi tutta la troupe indossava l’iconica giacca di pelle rossa, mentre enormi altoparlanti diffondevano a tutto volume le canzoni di Michael Jackson. Abbiamo cercato di ricreare con la massima cura le inquadrature e l’atmosfera del video originale, e credo che il risultato sia riuscito a catturarne davvero lo spirito. Michael Jackson è stato tra i primi artisti a trasformare il videoclip in un vero racconto cinematografico, e Thriller, diretto da John Landis, ne rappresenta forse l’esempio perfetto. Era anche l’ultimo giorno di riprese: una buona scusa per festeggiare tutti insieme. Senza dubbio, uno di quei giorni che porterò sempre con me nella mia carriera.

Dove hai visto per la prima volta Michael al cinema?

A Savannah, in Georgia, nella sala IMAX più grande al mondo. È lì che ho avuto il piacere di vederlo per la prima volta come spettatore. In precedenza, avevo visto soltanto alcune parti durante il montaggio, quindi è stata la prima vera occasione per guardarlo nella sua interezza e con il pubblico.