Pierluigi Gigi Malavasi, AIC: “Eternal Return” – anteprima mondiale al TIFF!
Eternal Return sarà presentato in anteprima mondiale al Toronto International Film Festival [4-14 settembre]: cosa può dirci in merito alla trama del film, una storia sentimentale declinata attraverso uno dei temi più cari all’immaginario cinematografico, ovvero il viaggio nel tempo?
Eternal Return racconta una storia d’amore che oscilla tra fantasia e realtà. Segue Cass, una giovane donna che ha raggiunto un punto di invulnerabilità emotiva, finché non incontra Virgil, un cartografo. Insieme al suo partner Malcolm, Virgil tenterà di viaggiare indietro nel tempo per risvegliare in Cass la capacità di amare.
Come si è trovato a lavorare con attori come Kit Harington (Game of Thrones), Naomi Scott (principessa Disney live action, ha interpretato Jasmine in Aladdin) e Simon Callow (Amadeus, Camera con vista, Casa Howard)?
Lavorare con Kit e Naomi è stata una delle esperienze più belle della mia carriera. Non solo sono stati ottimi compagni di viaggio durante una produzione molto veloce, abbiamo girato per soli 28 giorni, ma la loro professionalità e dedizione hanno creato sul set una bellissima energia. Vederli recitare insieme e immergersi nella loro passione è stato davvero un onore. Ho sviluppato una bellissima relazione con entrambi, che dura tutt’ora anche dopo più di un anno dalle riprese.
Inizialmente il ruolo di Malcolm interpretato da Callow prevedeva il Premio Oscar© Jeremy Irons?
Sì, quando mi venne offerto il film, Jeremy Irons doveva interpretare il ruolo di Malcolm. Penso che per una questione di date – il film è slittato un paio di volte – la produzione abbia dovuto cercare un nuovo attore. Come si dice però, ogni tanto le cose succedono per il meglio, e sono stato veramente fortunato ad avere l’opportunità di lavorare con Callow. Amadeus è sempre stato per me uno di quei film che mi ha fatto innamorare del cinema, quindi come potete immaginare ho passato ore – nei momenti di pausa – a parlare con lui e farmi raccontare delle sue storie. Simon è veramente una persona eccezionale, piena di energia e voglia di dedicarsi al ruolo.
Qual è stato il suo contributo? Che tipo di illuminazione ha ideato?
Mi è sempre piaciuto iniziare la pre-produzione di un film cercando di immedesimarmi nello spettatore. Mi piace pensare a come fare in modo che le persone possano perdersi nei personaggi e nella storia. Cerco sempre di portare nuovi stili in ogni film che faccio. Nel caso di Eternal Return, volevo galleggiare tra la fantasia e la realtà, creando un’atmosfera sofisticata ma non troppo surreale. Per fortuna, il budget mi ha dato l’opportunità di avere qualsiasi tipo di attrezzatura, specialmente durante gli esterni: cerri pickers, cranes, ecc. Ho utilizzato molte luci dall’alto, come moon boxes e ballon lights. Abbiamo girato in tantissime location, quindi avere una seconda squadra che si occupasse del pre-lighting è stato fondamentale. In generale mi piace illuminare con poche luci e unidirezionali.
Il rapporto con il regista Yaniv Raz: insieme avevate già lavorato in Dr. Bird’s Advice for Sad Poets, come vi siete confrontati? Quali soluzioni fotografiche avete concordato all’inizio delle riprese?
La collaborazione tra me e Yaniv è stata lunga e molto dettagliata. Siamo stati fortunati ad avere molto tempo di pre-produzione. Mesi prima dell’inizio delle riprese, siamo andati a Londra e a Bristol, il che ci ha dato l’opportunità di vedere tutte le location e discutere ogni aspetto del progetto. Abbiamo creato una shot-list estremamente dettagliata, anche perché avevamo circa 400 inquadrature con effetti speciali. Questa preparazione ci ha aiutato molto durante le riprese, data la velocità richiesta. Io e Yaniv abbiamo uno stile simile e ci conosciamo da oltre dieci anni, quindi ci capiamo molto bene. Uno dei lati più ammirevoli di Yaniv è la sua grandissima passione per il cinema e durante le riprese è stato bellissimo confrontarci sulle idee per cercare di spingerci entrambi e dare tutto quello che avevamo.
La sua crew: può accennare ai suoi collaboratori e al suo reparto?
Dato che abbiamo girato nel Regno Unito, non ho potuto portare con me la mia troupe da Los Angeles. Fortunatamente, la produzione locale, BK Studios, è stata fantastica nel trovarmi persone veramente eccezionali. Dopo alcune interviste, ho scelto Simon Tanner come Gaffer e Charlie Cowper come primo operatore / Steadicam. Simon ha una grandissima esperienza come gaffer ed è stata una relazione fantastica con lui. Mi ha aiutato tantissimo durante la pre-produzione, creando tutti i diagrammi di illuminazione per ogni location, in modo da poter comunicare tutto il necessario alla rigging crew. Avevamo una lighting crew piuttosto numerosa, circa 50 persone. Per quanto riguarda il reparto macchina, Charlie Cowper, oltre ad essere un operatore straordinario, si è anche occupato di fare il direttore della fotografia della seconda unità, che abbiamo utilizzato abbastanza spesso.
Sulle specifiche tecniche (camera, lenti, luci, formato) cosa può dirci?
Durante la pre-produzione avevamo pensato di girare in pellicola, ma alla fine abbiamo deciso di girare in digitale. Per quanto riguarda le macchine da presa, abbiamo utilizzato due Arri Alexa 35 (A-B). Una volta arrivato a Londra, sono andato da Panavision per scegliere le giuste lenti. Sia a me che a Yaniv piace molto l’anamorfico, quindi dopo un paio di test abbiamo scelto le Panavision G-series. Per quanto riguarda il tipo di lenti, preferisco creare il “look” principalmente utilizzando le luci e lavorando a stretto contatto con il dipartimento di scenografia. Mi piace usare lenti che abbiano sì una loro caratteristica specifica, ma che siano abbastanza “stabili” nella riproduzione delle immagini e dei colori, in modo da poter creare il tutto con la luce. Non uso molte lenti in generale: tendo a usarne due (anche se ne avevamo una quindicina). Soprattutto quando giro in anamorfico, utilizzo principalmente la 40mm o la 50mm. Abbiamo girato Arri Raw e il DI è stato fatto a Londra con la colorista Vanessa Taylor.
Il 13 maggio di quest’anno l’AIC ha festeggiato un importante traguardo: il 75° anniversario della sua fondazione. Cosa ricorda del suo ingresso in Associazione e cosa rappresenta per lei farne parte?
Anche se vivo a Los Angeles da più di vent’anni, l’amore per il cinema è nato in Italia, nella piccola città di Ferrara, dove già da bambino sognavo l’appartenenza a questo mondo spettacolare. Nonostante sia stato via dall’Italia per così tanti anni, il mio amore e rispetto per il cinema italiano non fanno che crescere. Il nostro paese è pieno di artisti di un talento enorme e sono onorato di far parte di un gruppo di direttori della fotografia così speciale. Mi ricordo ancora il giorno in cui l’AIC mi scrisse, circa due anni fa. Avevo appena finito di girare un film che si chiama Miranda’s Victim (Regia: Michelle Danner – 35mm) e sono rimasto assolutamente senza parole. È stata un’emozione enorme che continua a essere presente tutt’oggi.