Paolo Ferrari, AIC nelle sale con “Spiaggia di vetro”
Dopo il debutto in anteprima mondiale alla 23ª edizione dell’Ischia Film Festival, approda nelle sale [dal 30 giugno 2025] distribuito da Nfilm Spiaggia di vetro diretto dal regista statunitense Will Geiger: il film è una co-produzione Indyca, Baobei Film, Italy Unlocked, Lighthouse, Geiger Production con il sostegno della Calabria Film Commission e della Sicilia Film Commission. Nel cast da segnalare la presenza di Claudio Castrogiovanni, Daniela Scattolin, Rita De Donato, Souleyman Diakite con la partecipazione di Peppino Mazzotta e Corrado Fortuna.
SINOSSI. Tormentato da una tragica perdita, Salvo, un pescatore siciliano, lascia la sua città natale per rifugiarsi a lavorare nella produzione di carbone di legna nella regione montuosa della Calabria. Alla notizia della morte del padre, torna nella cittadina balneare di Ganzirri, in Sicilia, dove intende vendere la casa di famiglia e utilizzare i fondi per una battaglia per l’affidamento congiunto con l’ex moglie. I suoi piani vengono vanificati quando scopre Binta, un’immigrata che occupa abusivamente la fatiscente casa sul mare con il giovane figlio Moussa. Ne nasce un braccio di ferro, con Salvo che tenta di sfrattare madre e figlio e nel frattempo restaura la barca da pesca a spade del padre ormeggiata sotto casa. Il giovane Moussa ha un’attitudine per la meccanica dei motori e si sviluppa un rapporto di collaborazione quando il ragazzo assiste Salvo nella ricostruzione del motore della barca. Salvo abbassa la guardia con Binta e finalmente rivela la sua colpevolezza nell’evento che lo ha spinto a fuggire dalla Sicilia anni prima. Alla fine si rende conto che solo perdonando se stesso e lasciando andare il passato potrà tornare nella terra dei vivi.
A firmare la Cinematografia Paolo Ferrari, AIC: di seguito un breve approfondimento sul suo apporto al film.
Will Geiger ha diretto in passato successi come Free Willy. La grande fuga e Elvis&Annabelle: come sei stato coinvolto nel progetto?
Will Geiger ha scelto di vivere in Italia ormai da diversi anni. È sposato con un’italiana e si è innamorato della Sicilia, della sua vita di mare e delle sue tradizioni. Ha anche vissuto in quei luoghi, interessandosi in modo particolare alla vita dei pescatori di pesce spada nelle acque dello Stretto di Messina, un ambiente ricco di fascino e di storie autentiche. La sua passione per il mare e la cultura locale si riflette così in questo suo ultimo film, dove ha portato un tocco di autenticità e rispetto per le tradizioni locali. Sono stato contattato da Simone Catania produttore della casa di produzione torinese Indyca e regista con cui collaboro da molto tempo. Insieme abbiamo realizzato diversi progetti che hanno come cuore La Sicilia. Tra i tanti Drive Me Home ed Happy Winter.
Cosa puoi dirci in merito alle locations e alle riprese?
Abbiamo girato nel 2023, per un totale di cinque settimane, appunto nelle acque dello Stretto, toccando località come Ganzirri e Sciacca: il film mira a valorizzare quei luoghi indubbiamente. Dopo la fine delle riprese è seguito un lungo iter di lavoro di post-produzione dove con il colorist Andrea Maguolo abbiamo dato al film un nuovo forma visiva. Le riprese sono state un’esperienza umana emozionante, anche grazie alla collaborazione con squadre di professionisti locali, come il capo macchinista Umberto Amato e il capo elettricista Francesco Carbonaro, nel rispetto delle Film Commission che ci hanno supportato produttivamente.
Cosa quindi sulle specifiche tecniche?
Il film è stato girato con una camera Canon C300 Mark III. Con Will Geiger volevamo avvicinarci il più possibile all’autenticità dei personaggi (alcuni non sono attori professionisti). Per cui il film è completamente girato con camera a mano. Per ogni scena avevo la totale libertà di movimento a 360 gradi in esterno come in interno. Questo permetteva agli attori di muoversi nei luoghi con totale naturalezza e libertà. Rispettando il canovaccio della sceneggiatura ma anche modificandolo se necessario. Di conseguenza tutto il lavoro sia della luce naturale che di quella artificiale è stato organizzato con Umberto Amato e Francesco Carbonaro, in modo da rispettare questa esigenza di leggerezza, semplicità e flessibilità che la scelta stilistica richiedeva. Anche sul fronte della macchina da presa abbiamo seguito questa logica: per esempio l’intera sequenza della pesca del pesce spada è girata con un iPhone di ultima generazione, in questo modo sulla Feluca con i veri pescatori e con i nostri due attori abbiamo potuto essere invisibili catturando momenti irripetibili e avvicinandoci al linguaggio documentaristico che volevamo.
Sulle luci cosa possiamo aggiungere?
Abbiamo scelto di illuminare con luci al Led gestibili per ogni dettaglio con il tablet. Ogni tipo di modello Astera dai Titan, bulbi fino alle Astana AX10 . Questa scelta ci ha permesso di essere molto flessibili sul set e di modificare le impostazioni in tempo reale, cambiando spesso la posizione di una luce durante le riprese.
Il 13 maggio di quest’anno l’AIC ha festeggiato un importante traguardo: il 75° anniversario della sua fondazione. Cosa rappresenta per te questa ricorrenza?
Per tutti noi che siamo in Associazione da molto tempo, l’AIC ha sempre rappresentato la qualità e un’idea di Cinema dove la luce racconta una storia, un’emozione autentica: l’umanità del nostro mestiere. Ecco cosa è stata per me l’AIC: un territorio incontaminato in cui crescere come artista e come uomo.